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Formazione professionale

L’educazione siciliana

Ho letto il capitolo sulla formazione del libro di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo “Se muore il Sud” disponibile da oggi su Amazon in formato Kindle e in libreria. Diciamo nulla di nuovo scorre sotto i ponti, se non altro una conferma di quanto già nel 2006 scrissi, sulla base di notizie e di studi fatti a partire dall’anno 2000 nel mio libro “Sprechi e affari nella formazione italiana“, edito dalla Edup e al quale potete fare riferimento per un quadro di tipo nazionale. Perché la formazione, ad esser chiari, è un campo minato in ogni Regione italiana. Il motivo è facile: nella scala dei budget regionali, di solito, il 50% lo assorbe la Sanità, il 15% i Trasporti, il 10-12% la Formazione! Tra l’altro nella gerarchia dei poteri e dell’importanza degli assessorati si capisce che questi magnifici 3 la fanno sempre da padrone. In conclusione è un settore con più soldi a disposizione, soprattutto per l’intervento dell’Unione Europea.

Torniamo però al libro e a quanto “svela”. Nel libro la Sicilia eccelle su tutti in citazioni e fatti. “Negli ultimi anni, nella formazione, hanno rubato un miliardo di Euro” dichiarazione fatta dall’attuale assessore regionale alla formazione Nelli Scilabra. Attenzione, questa affermazione mi pare si riferisca solo allo IAL (ora Innovazione Apprendimento Lavoro parte integrante dello IAL – CISL); all’Aram (andando sul sito dell’associazione non si capisce chi sono, ovvero non è pubblica la governance e non è presente il codice fiscale, cose che dovrebbero essere obbligatorie oltre che per legge, in base alla buona creanza, trattandosi di un ente accreditato); al Cefop (emanazione della Comunità Braccianti ed è retto attualmente da Commissari Straordinari. l’ECAP (Ente Confederale Addestramento Lavoratori, espressione diretta dell’organizzazione di rappresentanza sociale della CGIL di Palermo); all’ENFAP (Ente Nazionale Formazione e Addestramento Professionale, ente di formazione della UIL), per cui considerati i 1600 enti accreditati attuali e gli oltre 2200 degli anni precedenti a quanto ammonta la ruberia?

Ho avuto modo negli anni passati di conoscere Ludovico Albert, un dirigente prima della Provincia di Torino e poi della Regione Piemonte, chiamato dal governatore Lombardo a dirigere e cercare di mettere a posto la disastrata la Formazione siciliana, e ne ho potuto appurare la preparazione e la serietà personale, per cui non stento a credere che stava nel posto sbagliato. Infatti, poco dopo l’elezione di Crocetta a governatore, questo lo rimuove. Ma nei mesi precedenti Albert aveva cercato di mettere un po’ di ordine e di non continuare con la solita prassi consolidata, e come dice “per essermi rifiutato, mi sono state bucate le gomme dell’auto, il mio ufficio è stato più volte occupato e ho preso le botte da scalmanati in Commissione regionale per l’impiego”. Una delle prassi consolidate siciliane era di “anticipare fino all’80% del finanziamento decretato e non chiudere mai il rendiconto finale.” Riportiamo le cifre dei finanziamenti ai corsi siciliani: il ventaglio, molto discrezionale, andava da 75.000 a 241.000 euro a corso. Tanto da far esclamare agli autori “241 euro l’ora di lezione! E chi diavolo erano i formatori: Einstein e Kiergegaard?”

Purtroppo tutto quello che viene descritto nel libro è talmente vero e diffuso che c’è da chiedersi se siamo ancora nella possibilità di mettere mano a qualche forma di cambiamento, visto che tanti sono collusi a sistemi come questi. Tanti vuol dire i Partiti, i Sindacati, gli imprenditori, i responsabili di molti uffici pubblici, gli stessi partecipanti, i loro parenti e se permettete considerati i corsi che presumo dedicati alle professioni con gli animali, i cani, i gatti, tutti gli uccelli, i pesci e gli insetti. Così è per la Sicilia, dimostra il libro, ma purtroppo sebbene non si possa fare di ogni erba un fascio, dove di più e dove di meno, così è l’Italia.

L’educazione siciliana è una forma antica di modi e metodi per vivere bene con i fondi pubblici, che però se capisco bene, considerato che i siciliani sono sempre italiani, questa educazione è stata ampiamente esportata e interessa tutte le regioni italiane, le quali chi prima e chi dopo, finiscono nelle maglie della magistratura per l’utlilizzo e la distrazione dei fondi.

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Informazioni su Francesco Florenzano

Presidente dell'Unieda e dell'Upter Università popolare di Roma.

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