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Educazione degli adulti

L’educazione degli adulti a Roma

L’educazione degli adulti a Roma è l’Upter. Questa affermazione è sostenuta da un dato di fatto: da 26 anni oltre 300.000 persone hanno partecipato ad almeno un corso annuale. Ed è anche vero che l’Upter è l’unica associazione che continua a parlarne e a crederci, lottando con tutti i suoi mezzi una crisi che l’ha coinvolta. Invece, apprendiamo che a Roma c’era un sistema EDA e ce lo rivela una relazione, tutta da leggere, resa pubblica sul sito di Roma Capitale.

A Roma, a partire dal gennaio 2009, il Comune “apre” gli sportelli EDA a seguito di un finanziamento della Regione Lazio (DGR 854/07) e da documentazione scaricabile dal sito di Roma Capitale possiamo capire meglio cosa hanno fatto. Gli sportelli sono alla base di 8 Comitati locali di Educazione degli adulti interessanti i 19 Municipi di allora. Il finanziamento di questo progetto è stato di circa 650.000 euro. Leggiamo dal monitoraggio la solita pappardella che non dice niente e che crea subito un primo disorientamento, ovvero dove stanno gli sportelli? Leggete cercate di capire e se capite fatemelo sapere perché io non ho capito dove si trovano o trovavano.

“COLLOCAZIONE SPORTELLI

Gli Sportelli Informativi EDA sono collocati, a seconda dei Municipi, in servizi diversi tra loro. In alcuni casi ci troviamo nell’ambito del Servizio Sociale e degli Uffici Scuola in altri casi gli Sportelli vedono la loro collocazione nell’ambito del URP Municipali o dell’Accoglienza Unica al Cittadino. La diversa collocazione determina tempi e modalità di erogazione del servizio differenti. Nell’ambito di un Ufficio Relazioni con il Pubblico non è possibile pensare a colloqui approfonditi, Nell’ambito degli sportelli EDA questi sono quelli che tendenzialmente esplicano una funzione solo “informativa”. Nel caso di Sportelli EDA collocati in servizi che non si occupano di prima accoglienza al cittadino, ma che possiamo considerare di secondo livello, il servizio viene erogato tramite colloqui maggiormente approfonditi e anche dei secondi appuntamenti, in questo caso viene esplicata anche una funzione di orientamento di primo livello. Analizzando i dati è apparso evidente che rapidamente “EDA” è diventato uno strumento in più cui gli operatori hanno potuto attingere, tra i possibili a loro disposizione, nell’attività di sostegno e accompagnamento dei cittadini presi in carico. Questo risulta particolarmente vero nell’ambito dei Servizi Sociali.

GLI SPORTELLI DIFFUSI

In tutti i Comitati Locali si è cercato di creare una rete di sportelli diffusi, di incentivare nell’ambito di servizi di informazione e orientamento o di enti che operano nel mondo della formazione professionale e dell’istruzione, la presenza di tempi dedicati ad una attività di informazione riconoscibile con il “marchio EDA”. Questo è avvenuto anche con tutti i soggetti che hanno partecipato alle diverse cabine di regia e che hanno ragionato nell’ambito dei Comitati Locali su come facilitare ed incentivare l’accesso dei cittadini alle varie opportunità formative in un’ottica di riqualificazione professionale mettendo in relazione bisogno formativo e offerta del territorio per favorire percorsi di costruzione di conoscenza e processi di partecipazione attiva. Nel corso degli anni si sono fatti carico dello “sportello diffuso” anche enti quali le ASL in particolare tramite i consultori. I servizi educativi all’infanzia, tramite il personale educativo dei nidi comunali, strutture e realtà afferenti in varia misura al privato sociale.”

Al momento dell’apertura degli sportelli è stata lasciata libertà a ciascuna struttura di predisporre una scheda di accoglienza personalizzata a seconda delle peculiarità del servizio stesso. Venne chiesto però a tutti di rilevare alcune variabili ,anagrafiche e di base, proprio in previsione di un’azione di monitoraggio complessiva.”

Vale a dire che ognuno ha fatto quello che gli pareva per cui la rilevazione ha avuto qualche difficoltà nella valutazione di dati differenti e aggiuntivi, probabilmente non confrontabili tra di loro.

Il documento afferma che “Nel corso del 2010/2011 la mappa degli sportelli e degli operatori impegnati si è ridisegnata anche in virtù del fatto che, insieme al finanziamento regionale, la fase progettuale si è conclusa. Siamo entrati quindi nella fase di messa a sistema e dell’istituzionalizzazione dei Comitati Locali e della funzione EDA nell’ambito della attività di Roma Capitale e delle 19 Municipalità.”

Vi risparmio altre letture di questa relazione e rimando al documento completo e giungo alle conclusioni. Premesso che il monitoraggio non riguarda quanti hanno frequentato le attività di educazione degli adulti nella città visto che riguarda quanti (tra l’altro stimato visto che non tutti gli sportelli hanno fornito i dati) si sono rivolti agli sportelli. Se leggo bene dal 2009 al 2011 si sono rivolti agli sportelli 1.356 persone (parliamo di visite o di visitatori unici?). Poi ci sono le telefonate (probabilmente anche le nostre che telefonavamo per capire cosa stavano facendo), “circa 1.200. Alla Scuola elementare il mio maestro diceva che non si “possono sommare le patate con le cipolle” cosa non condivisa ovviamente da chi crede che la matematica sia una opinione, per ci il documento giunge ad affermare che la “Stima complessiva utenti EDA è di 3.356”. Questa cifra è ottenuta sommando Tot accessi registrati periodo 30/09/2009-31/12/2010: 1356 (patate), Stima accessi iniziali non registrati!: circa 200 (cipolle), Stima accessi telefonici: circa 1200 (agli), Tot accessi ancora non conteggiati 2011: circa 600 (peperoncini). Scusate l’ironia ma è la prima volta in tanti anni che vedo un uso così spregiudicato della statistica!

Infine, la conclusione che ha a che vedere con il costo del Progetto. Circa 650.000 euro, una enormità rispetto a quanto è stato fatto e a quanto è rimasto. A Roma non esiste alcun sistema di educazione degli adulti e se non ci fosse l’Upter a porre ancora una volta la questione nessun altro lo farebbe, perché l’assenza dell’Istituzione favorisce appetiti affaristici, che invece di fare rete si fa concorrenza.

A suo tempo, partecipammo ad una convocazione, sempre da parte dei gestori di questo progetto, ad una seduta di un Comitato cittadino EDA. Ci ritrovammo in un comitato composto da circa 100 persone- Andammo via con la considerazione che se si vuole fare un Comitato forse occorre pensare ad un numero minore di partecipanti e meglio ancora ad un numero di rappresentanti di Istituzioni di merito e non generiche. “Se ogni presente prende la parola per un minuto, 100 persone, 100 minuti” quindi, impossibile ragionare e portare avanti un percorso concreto, così dicemmo allora e ce ne andammo.

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Informazioni su Francesco Florenzano

Presidente dell'Unieda e dell'Upter Università popolare di Roma.

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