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Apprendimento continuo

Un nuovo anno senza una parola sull’apprendimento

Bene ha fatto il Presidente della Repubblica a leggere alcune lettere di cittadini esasperati e in difficoltà, i quali hanno pensato di appellarsi ad egli per rappresentare la propria condizione. I cittadini si rivolgono al Capo dello Stato pur sapendo che egli non ha poteri di intervento e di soluzione. In effetti il Capo dello Stato è per tutti noi l'”ultima spiaggia”, l’ultimo tentativo prima di “scoppiare”, prima di abbandonare la speranza di una vita migliore. Probabilmente altri cittadini scriveranno al Capo del Governo e ai suoi ministri, altri al Presidente della Regione, altri al Sindaco e agli assessori, in un percorso continuo e a senso unico (raramente questi rispondono), a dimostrazione che il popolo italiano è un popolo di grafomani!

Tuttavia una critica mi permetto di muovere al Capo dello Stato (sia ben inteso però che lo rispetto e lo stimo) e concerne l’assenza nel suo discorso a qualsiasi riferimento al mondo della Scuola, della Cultura e della Formazione. E’ una “dimenticanza” dovuta probabilmente alla esigenza di dare spazio ad altro, vista la brevità del messaggio. Una “omissione” però ricca di significato. Il significato è che si vive alla giornata, sull’onda dell’emergenza, quindi la Scuola, la Formazione, la Cultura, che sono come è noto processi lenti nel tempo, non assumono le sembianze dell’emergenza a breve scadenza, visto che il malato (l’Italia e gli italiani) necessita di cure immediate.

Ma come si può risolvere una crisi se non si guarda lontano, se non si ha una visione degli interventi da fare, se non si mette mano a delle riforme capaci di interpretare non solo la pancia bensì il cuore e il cervello degli italiani? Probabilmente un investimento nella Cultura, nella Scuola e nella Formazione, togliendole dagli immobilismi della burocrazia amministrativa, dall’altrettanto immobilismo di natura sindacale, dal conservatorismo di tutti quelli che avendo raggiunto posizioni apicali o a volte più semplici (vedi i bidelli delle scuole) non intendono condividere nulla con chi ha seguito una strada diversa da loro (i lavoratori e i professionisti del privato) sentendosi al di fuori delle questioni che attanagliano con forza la maggioranza della popolazione.

C’è poco da brindare se all’inizio dell’anno non ci si ricorda dell’apprendimento continuo, c’è poco da sperare in un cambiamento se chi può fare qualcosa ha la pancia piena! Cosa poteva però fare il Presidente della Repubblica che oltre al peso dell’età ha il peso delle squinternate istituzioni politiche, il peso di condividere allo stato attuale una crisi con la classe politica che ci ritroviamo? Quindi ha fatto bene a far parlare i cittadini (attraverso le loro lettere) ma ha fatto male a non richiedere alla classe politica una maggiore serietà nel campo della Scuola, della formazione e della cultura.

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Informazioni su Francesco Florenzano

Presidente dell'Unieda e dell'Upter Università popolare di Roma.

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