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Apprendimento continuo, Politica

Conservazione dei beni culturali e memoria.

Sono stato invitato ad un convegno sui beni culturali come risorsa per lo sviluppo, promosso dall’Italia dei Valori e tenutosi presso una delle sale del Senato della Repubblica in piazza Capranica 72. Alcune riflessioni a caldo. Cosa significa patrimonio culturale? Diciamo la verità ascoltando la parte politica mi sono reso conto che c’è molto da fare nel dare significato a beni culturali, non perché questi politici siano ignoranti, anzi è loro il merito di portare avanti questa discussione. Allora cosa è che non va? Non va il fatto che si pensi solo a 2 cose: conservazione dei beni (fatto ovviamente scontato) e all’economia che muove o che potrebbe muovere. Si dimentica sempre un terzo fatto, che in realtà è il primo, ovvero il mantenimento della memoria e dei contesti entro i quali si situano i beni culturali. Cosa è un museo se non è la memoria viva della storia di un popolo, di un territorio? E come si può creare un interesse nella popolazione se da anni non si cultiva più l’identità culturale italiana. Il che significa l’orgoglio di essere gli eredi di una storia straordinaria, invidiata in tante parti del mondo. Basta leggere le pagine di un recente libro del prof. Maurizio Bettini “A che servono i Greci e i Romani” edito da Einaudi, per rendersi conto di quanto poco si faccia e di quanto poca consapevolezza collettiva abbiamo sulla nostra storia. Infatti, cosa è l’archeologia senza la storia e come si può amarla se non si conosce il mondo greco e romano. Ecco la chiave di lettura che ancora manca: la memoria, intesa come patrimonio immateriale di un popolo, è la prima cosa che occorre conservare. Il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali dovrebbe occuparsi di più delle persone oltre che delle cose. Sul territorio italiano sono le associazioni culturali che praticano la memoria delle tradizioni, molto più della Scuola o delle Università, e con una capillarità straordinaria, capaci di coinvolgere persone anche nei luoghi più sperduti d’Italia. La vera tutela dovrebbe essere rivolta alle associazioni culturali e a tutto il terzo settore, sostendolo anche economicamente e ospitandolo all’interno dei suoi edifici. Allora si che la memoria non puzzerà di accademia esclusiva ed escludente e i cittadini potranno riscosprire che la ricchezza si trova nell’identità culturale di un popolo.

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Informazioni su Francesco Florenzano

Presidente dell'Unieda e dell'Upter Università popolare di Roma.

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