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cultura, Politica

La politica e la cultura assente

L’elezione del Presidente della Repubblica Francese è imminente. I candidati sono concentrati sulle questioni della sicurezza, sugli immigrati e sull’economia. Ovvero concentrati sui temi cruciali della paura, le invasioni, la perdita del potere di acquisto, la perdita dell’identità nazionale. Candidati come Marine Le Pen sguazzano su questi temi, accusando di responsabilità inaudite anche Papa Francesco, come è, a suo avviso, la cultura dell’accoglienza. Solo Macron dice qualcosa sulla cultura (un po’ copiando da Renzi introduce il bonus cultura per i giovani e timidamente accenna al suo potenziamento).

la Repubblica del 15 aprile 2017 ha pubblicato un articolo e un video su questo tema, a conclusione di un’inchiesta sulle elezioni francesi, che potete leggere cliccando qui. Una consapevolezza, quella francese, che nel corso di questi anni ne ha fatto uno dei popoli che più legge, che più frequenta i cinema, i teatri, le sale da concerto, ecc, in Europa. Ne troverete le prove su un volume pubblicato dal Poligrafico dello Stato nel 2015 e disponibile in rete cliccando qui. Nel 2014 il 73% dei francesi ha letto almeno un libro durante l’anno, per contro gli italiani sono stati il 56%, in pari tempo i francesi che hanno visto in TV o sentito alla Radio un programma culturale sono stati l’80% mentre gli italiani sono stati il 60%!

Il fatturato del settore librario in Francia è ben documentato da un articolo di Antonio Lolli pubblicato dal Giornale della Libreria del 25 giugno 2016 (clicca qui per l’articolo completo)

“I dati ufficiali del Syndicat National de l’Edition confermano la crescita, seppur limitata, del mercato del libro francese. Nel 2015 il settore ha registrato complessivamente un +0,6% rispetto al 2014, con un fatturato di 2,667 miliardi di euro, di cui 2,534 miliardi ottenuti dalla vendita di libri (sia in formato cartaceo che digitale) e 133 milioni di euro derivanti dalla cessione dei diritti di edizione. Segno più anche per il numero di copie vendute (+3,5%) e per il numero di titoli pubblicati (+8,6%). In calo invece la tiratura media, sia delle novità (-6,2%), che delle ristampe (-12,8%). Se consideriamo i diversi formati dei libri venduti, il 79,8% del fatturato totale è ottenuto dalla vendita di libri rilegati, il 13,7% dai tascabili e il 6,5% dagli e-book. Dopo diversi anni caratterizzati da segni negativi le vendite di tascabili sono tornate a crescere, passando dai 342 milioni di euro di fatturato del 2014 ai 348 milioni del 2015, registrando così un +1,6%.

E a quanto ammonta il fatturato italiano dei libri? Troviamo la risposta nell’articolo de Il Sole 24 ore del 26 gennaio 2017. Clicca qui per l’articolo completo.

Cresce il mercato del libro in Italia nel 2016, segnando complessivamente (libri di carta, ebook e audiolibri) un +2,3%, raggiungendo così quota 1,283 milioni di euro riferiti al settore varia nei canali trade (librerie, librerie on line e GDO). Lo rileva l’ufficio studi dell’Associazione Italiana Editori (Aie), in una analisi articolata su tre direttrici: lettura, produzione e mercato. A questi dati va aggiunto il possibile valore di Amazon in Italia, stimato in circa 120 milioni solo per il libro fisico, che porterebbe a oltre 1,33 miliardi il valore complessivo del fatturato per i volumi di carta.

Quindi, il mercato francese vale 2,667 miliardi e quello italiano 1,283 miliardi, ovvero quello francese è più del doppio di quello italiano. E questo rapporto vale per tante altre attività culturali. Il divario con la Francia è veramente alto e forse per questo che i candidati all’Eliseo stanno sottovalutando il ruolo della cultura, considerandolo secondario alle preoccupazioni della popolazione, che come dicevamo riguardano soprattutto la sicurezza, l’immigrazione, le periferie, ecc.

Ma la cultura è il bene più grande che la Francia possiede e lo stesso possiamo dire dell’Italia. Perché i politici non provano a investirci di più sia in Francia sia in Italia? E’ vero che lo slogan di Matteo Renzi è “per ogni euro speso in sicurezza un euro speso in cultura” ma di quale cultura stiamo parlando? Probabilmente c’è una omologazione su cosa significa cultura, che spesso sfocia nello spettacolo, e non considera quella che i cittadini organizzano ed alimentano indipendentemente nel loro quartiere, nel proprio paese, con la forza della propria associazione.

La politica italiana dovrebbe investire più nella cultura e prendendo spunto dalla Francia, puntando a raddoppiare i fatturati, promuovendo la lettura e la partecipazione, rendendo fruibile sempre di più i luoghi culturali e valorizzando le migliaia di associazioni culturali e sostenendole economicamente. Sarebbe bello che Berlusconi, Salvini, Grillo, Bersani e tanti altri leader sfidassero Renzi sul piano dell’investimento culturale e rilanciando proponessero non uno ma due euro per ogni euro speso in sicurezza. Mi sembra però che al momento i politici italiani non ci stanno proprio pensando!

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Informazioni su Francesco Florenzano

Presidente dell'Unieda e dell'Upter Università popolare di Roma.

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