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Civiltà e cultura a ramengo?

Chi non lo ha già fatto, lo faccia presto. Legga il saggio di Norbert Elias La civiltà delle buone maniere pubblicato da il Mulino. È da leggere non solo per le buone maniere (come stare a tavola, come mangiare, sputare, tossire, fare di peto, ECC.) e la loro origine (secondo Elias dalla civiltà di corte, a partire da quella di Luigi XIV, il Re Sole) ma soprattutto per la differenziazione del concetto di civiltà da quello di cultura. Elias ci dice che civiltà è cosa diversa a secondo del luogo dove la si consideri, e prende in esame il caso della Francia è quello della Germania. In quest’ultima la civiltà è seconda alla cultura, che è il vero mezzo per affermare la propria identità, per cui musica, teatro, letteratura, arti visive, ECC. rappresentano la vera evoluzione di un popolo. La Civiltà in Francia è stata intesa soprattutto come modalità di comportamento appropriato, elegante, non a caso definito cortese (tipico della corte). Dunque civiltà e cultura non sono la stessa cosa! E nel 2017 cosa sono?

Considerato quanto sta accadendo nel mondo la cilvilta è decaduta e ahimè è anche la cultura. Perché? La risposta è semplice: siamo nell’era della post verità, delle affermazioni diffuse ai quattro venti senza possibilità di verifica preventiva. Siamo nell’era dell’incultura e del cafonal, anzi entrambi stanno assumendo il ruolo di nuove maniere, certamente difficili da definire “buone”. Ciò che è preoccupante è la mancanza di civiltà giuridica (si accusa senza avere prove concrete ma solo teoremi non dimostrabili) o di quella giornalistica (diffondere una notizia non verificata solo perché sorprendente e sensazionale).
Quindi possiamo concludere questa breve riflessione che la civiltà, intesa come comportamento corretto, si trova in seria difficoltà in Italia come altrove. E la cultura? Questa resiste di più perché dietro c’è un retroterra di formazione, di sacrificio, di approfondimenti. Ma quando la formazione, il sacrificio, l’approfondimento, saranno superflui cosa accadrà? Accadrà che quel poco di civiltà che ci è rimasta andrà anch’essa a ramengo.

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Informazioni su Francesco Florenzano

Presidente dell'Unieda e dell'Upter Università popolare di Roma.

Discussione

2 pensieri su “Civiltà e cultura a ramengo?

  1. Non ho letto il libro, e non posso quindi entrare nello specifico del testo, ma ho sempre pensato che il concetto di civiltà è uno dei più relativi e aleatori che esistano, sia storicamente parlando sia nel mondo contemporaneo. Non esiste un modello assoluto di civiltà, perché ciò che in una determinata epoca e in una determinata cultura poteva essere considerato “civile” magari non lo era più nell’epoca successiva o per un’altra organizzazione culturale. Nel mondo di oggi abbiamo diversi esempi della relatività del concetto di cultura e di civiltà; basti pensare per esempio all’alimentazione; mentre per un occidentale è considerato incivile mangiare cani e gatti, per un abitante della Cina o del Vietnam non lo è; altrettanto dicasi per un indiano che non mangia carne di vacca e considera incivili gli occidentali o per un musulmano che non mangia carne di maiale e considera incivili coloro che la mangiano. Qui entrano in gioco spesso altri fattori come la religione, ma fermiamoci al concetto di civiltà/inciviltà! Confesso che a me la parola “civiltà” incute un certo timore, perché non posso non ricordare l’epoca delle conquiste coloniali, quando le grandi potenze europee, nel nome della superiore civiltà occidentale, imposero con la forza a popolazioni considerate incivili, la propria “civiltà”, la propria religione, il proprio modo di vivere! Quindi quando parliamo di civiltà evitiamo di parlarne in generale, ma cerchiamo sempre di contestualizzarla nel tempo e nello spazio, altrimenti rischiamo di incorrere, anche non volendo, in stereotipi di tipo razziale.

    Pubblicato da Vincenzo Rocciolo | 10 maggio 2017, 13:06
    • La civiltà presuppone un percorso anche di tipo cronologico oltre che trasversale ai popoli. Ciò che era ammesso in un secolo, anzi era ritenuto civile, successivamente non lo sarà. Quindi il percorso comportamentale sviluppa nuovi abitudini che progressivamente diventano standard per quella società. La cultura antropologica è cosa diversa da quella più spirituale e filosofica, vale a dire che la cultura come processo di scoperta è di acquisizione di saperi eleva le persone. Spero che leggerai il libro di Elias. Offre spunti rispetto la società odierna in una ottica sociologica diversa e ci aiuta a capire dove stiamo andando.

      Pubblicato da Francesco Florenzano | 10 maggio 2017, 16:43

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