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Italia educativa

Abbiamo sempre più bisogno di fare qualcosa per impedire di tornare indietro. Per impedire che il non merito, le non conoscenze, le non competenze ci governino. La scuola è sotto attacco. Gli insegnanti sono oggetto di sberleffi e di minacce, in taluni casi fisiche e devastanti. I genitori pretendono i voti che decidono loro e se il figlio è ignorante poco importa, “tanto l’istruzione non vale nulla”. Brutta storia, brutta epoca. Egoismi, sovranismi, provincialismi, “pancia”, facilonerie, demonizzazione dell’avversario, parolacce a gogò, insulti sul web, financo a quel galantuomo del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, reo di non fare quello che il “popolo” desidera, di applicare le Regole della democrazia. Regole conquistate con la guerra di liberazione e che ci hanno dato anni di democrazia permettendo a chiunque di giungere al potere, dileggiate, vituperate, solo perché non si piegano alle proprie volontà! Ma come è possibile tutto questo? Come abbiamo potuto permettere di cadere così in basso? Il Papa, il grande Francesco, contestato, come il Cardinale Ravasi, per aver difeso i migranti. “Ero straniero e non mi avete accolto”. Anni di egoismo, anni di guerre fratricide, di guerre vere, con bombe, stupri, razzie di ogni genere. Anni preludio di una scarsa umanità, di una ossessione verso il diverso, da annientare, uccidere, torturare. Il povero Regeni sacrificato ai buoni rapporti tra Stati, le ragazze Yazide rese schiave sessuali, migranti ai quali si tolgono i figli per contrastare la voglia di fuga dal proprio paese. Come stiamo rispondendo a tutto questo? Al contrario di quello che si dovrebbe fare e che i nostri “valori” cristiani ci hanno insegnato, ovvero accoglienza, aiuto umanitario, solidarietà. Ci stiamo chiudendo sempre di più, ritenendo che “impedendo” risolviamo. Così le navi delle ONG nel Mediterraneo non potranno più operare senza però che si blocchi il fenomeno degli sbarchi, perché secondo la “legge del mare”, il soccorso sarà fatto da navi mercantili e militari prossime ai naufraghi, con una spesa da parte degli Stati e non più da parte dei donatori!

Una vera disperazione, un senso di frustrazione e di impotenza, dovuti alla constatazione che la maggioranza degli italiani pensa che così si risolvono i problemi. Ecco perché siamo di fronte ad una emergenza umanitaria (mondiale) e in pari tempo ad una di tipo educativa. Ovvero abbiamo sempre più bisogno di rilanciare la necessità di acculturarsi e di approfondire gli argomenti, partendo dal presupposto che il “sapere” non è mai definitivo o troppo. Mentre è facile lanciare un grido di allarme sull’ignoranza che dilaga è difficile mettere in moto politiche, azioni, attività che possano incidere sulla sua diffusione. Noi ci proviamo da anni anche se con estrema fatica e stanchezza, fiduciosi che prima o poi le cose cambieranno. Ci appelliamo a voi che ci sostenete, che ci chiedete nuovi saperi, che con curiosità ci seguite e chiedete nuove conoscenze. Non rassegniamoci a questo “pensiero”, facciamo che alla “pancia” si utilizzi il “cervello” se non il cuore. Combattiamo la povertà educativa ma non dimentichiamoci di quella economica, non entriamo nel mondo di chi pensa che ogni mendicante è uno che non vuole lavorare, che ogni persona che ci chiede un panino davanti ad un supermercato ci stia turlupinando. Cosa possiamo fare? Noi dell’Upter, con l’Unieda, l’UNLA, l’AIG, i Maestri Cattolici, abbiamo una proposta, una grande Rete Associativa Nazionale: Italia Educativa. È una goccia nel mare. Il mare sa di quanto ce ne è bisogno.

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Informazioni su Francesco Florenzano

Presidente dell'Unieda e dell'Upter Università popolare di Roma.

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