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Formazione professionale

Questa categoria contiene 5 articoli

Una Repubblica di acconciatori ed estetiste

Vi invito a verificare quanti sono i corsi per operatore del benessere alias estetista e parrucchiere nella vostra città. Scoprirete che i corsi in questione sono i più presenti e frequentati. Si tratta di corsi gratuiti, finanziati dal FSE oppure direttamente dalla Regione di competenza. Se non erro il finanziamento medio è di 90.000 euro a corso. Per diventare Parrucchieri o Estetiste si frequenta un biennio per 900 ore l’anno, vale a dire tutti i giorni 5 ore al giorno, generalmente da settembre a giugno. Sono corsi per giovani a a partire dai 16 anni. Vuol dire che tante ragazzi e ragazzi rinunciano alla Scuola superiore per poterli fare. Le estetiste possono frequentare 2 indirizzi, uno per estetista dipendente l’altro per estetista titolare. Oltre a questi corsi si possono aggiungere corsi di ricostruzione delle unghie, trucco giorno, trucco notte, ecc. Se non ci sono corsi finanziati vari Enti formativi li offrono a pagamento, all’incirca 3.000 euro per corso garantendo l’attestato finale che certifica la qualifica regionale raggiunta. Non possiedo dati ma da una “scorsa” ai finanziamenti delle Regioni, questi corsi rappresentano dal 25 al 40% dei corsi finanziati annualmente. Niente male. La constatazione finale è che non siamo più quel popolo di inventori e navigatori che credevamo ma un popolo di parrucchieri e di truccatori!

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Un esempio di formazione professionale napoletana

Il Corriere della sera ha pubblicato la cronaca dell’assalto dei disoccupati organizzati napoletani alla sede nazionale del PD a Roma.

Uno dei disoccupati, Luigi afferma: «Dal 2005 al 2009 abbiamo frequentato, per 18 ore settimanali, corsi regionali sul ciclo dei rifiuti e sulla raccolta differenziata, ma anche sulla bonifica delle coste. Dopo quattro anni siamo formati, eppure nessuno ci ha aiutato a trovare un lavoro in questi campi così come ci era stato promesso».” Dopo 4 anni sarebbe stato veramente utile mettere in grado queste persone così formate di affrontare l’emergenza e l’ordinarietà del problema dei rifiuti napoletani. Invece niente. Tenendo presente che queste persone hanno percepito per anni 480 euro al mese, che gli Enti formativi hanno preso soldi per organizzare corsi di ben 18 ore settimanali, ci si chiede se non sarebbe stato meglio impiegare subito queste persone in una “formazione-lavoro” sul campo, vista la drammatica situazione dei rifiuti a Napoli e nel casertano? Ovviamente tutto era regolare e concepito solo per “parcheggiare” questi scalmananti disoccupati napoletani, da assistere con poco e nulla più.

Analisi del gap informativo ovvero niente dati statistici.

Leggete quanto ho evidenziato in rosso. Vuol dire che non sapremo nulla della formazione professionale! Almeno per diversi anni. Tr a l’altro non sembra che i dati della Scuola e dell’Università siano migliori. A chi giova non avere dati?

Settore: Istruzione, formazione, cultura e attività ricreativa. A  cura dell’ISTAT – Programma 2011-2013 – Aggiornamento 2013

La recente evoluzione delle politiche e delle strategie europee hanno confermato il ruolo centrale dell’istruzione e della formazione per il rilancio dell’economia europea, per la costruzione della società della conoscenza, lo sviluppo del capitale umano. In continuità con il processo di Lisbona, la nuova strategia Europa 2020 ha definito gli obiettivi da raggiungere nel corso del decennio individuando nuovi benchmark e ambiti di lavoro, che impegnano i paesi membri della UE a sviluppare e implementare la produzione e la qualità di dati statistici in materia di istruzione e formazione. Rispetto al quadro informativo definito dal Regolamento del Consiglio europeo n.452/2008 relativo alla produzione e allo sviluppo di statistiche sull’istruzione e sull’apprendimento permanente, il nostro Paese assicura un’ampia e articolata produzione di dati di base descrittivi della struttura e del funzionamento del sistema formativo. Permangono tuttavia alcune lacune informative per colmare le quali gli enti del Sistan sono da tempo impegnati in un processo di aggiornamento e ampliamento del campo di osservazione delle rilevazioni statistiche.
Il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, in particolare, svolge una continua attività di adeguamento dei questionari delle Rilevazioni delle scuole, statali e non statali di ogni ordine e grado, e delle università. Per quanto riguarda, ad esempio, la nuova offerta formativa degli I.T.S. attivati nell’anno scolastico 2010/2011, il Miur attiverà una specifica Banca Dati allo scopo di rilevare e gestire le informazioni relative al sistema di istruzione e formazione tecnica superiore.
Nel campo delle statistiche universitarie si segnala la permanente mancanza di informazioni complete per quanto riguarda i corsi di livello universitario dei Mediatori Linguistici e i corsi post laurea di Psicoterapia. A tale proposito, il Miur sta valutando la possibilità di concordare l’utilizzo a fini statistici di un archivio costruito e gestito dal Consorzio Caspur.
Significativi miglioramenti si registrano anche nel campo delle statistiche descrittive del sistema di formazione professionale, in particolare per quanto riguarda i Percorsi triennali di Istruzione e Formazione professionale (I.F.P.). Proprio in merito a questa filiera, tuttavia, alcune esigenze informative restano insoddisfatte, come quelle relative all’età dei partecipanti ai corsi IFP o all’apprendistato per l’esercizio del diritto-dovere di istruzione e formazione, a cui si può accedere all’età di 15 anni, variabile da osservare per un corretto monitoraggio dell’obbligo di istruzione. Un utile contributo al superamento del problema potrà venire dall’introduzione, nell’Anagrafe degli alunni gestita dal Miur, dell’informazione relativa agli studenti che lasciano i percorsi scolastici per accedere alla filiera della formazione professionale o all’apprendistato. In attesa che vada a regime il Sistema informativo-statistico della formazione professionale (Sistaf) rimangono tuttora parziali e incomplete le statistiche sulla formazione professionale regionale a finanziamento pubblico, così come non esiste ancora alcuna fonte statistica organizzata sull’offerta privata di formazione professionale.
Più in generale, si segnala che la riduzione delle risorse disponibili per il settore pubblico sta avendo un impatto negativo sull’attività statistica di vari enti. In particolare, a seguito della diminuzione dei trasferimenti statali alle regioni, le attività statistiche delle amministrazioni locali subiranno una contrazione: ad esempio, sarà limitata a sei regioni la partecipazione al progetto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali volto alla realizzazione di un “Sistema informativo-statistico della formazione professionale (Sistaf)”, mentre l’Isfol sospende la rilevazione “Spesa delle regioni per la formazione professionale”.
Per quanto riguarda l’offerta di informazioni statistiche in materia di attività culturale si segnala l’assenza di precisi riferimenti normativi che rappresentino ed esprimano una puntuale domanda di informazione statistica. In sede internazionale (Eurostat) non è ancora previsto un regolamento che disciplini l’attività statistica per il settore culturale. Tale mancanza rappresenta un limite strutturale del settore e tende a favorire la produzione di informazione statistica non istituzionale e non ufficiale. Il Consiglio europeo, tuttavia, ha in più occasioni sottolineato l’importanza dei processi di sviluppo del potenziale culturale in termini di creatività e di innovazione, specie per quanto riguarda il ruolo delle industrie culturali e creative e, nello specifico, del settore delle ICT (Conclusioni del Consiglio sul contributo dei settori culturale e creativo al conseguimento degli obiettivi di Lisbona, 2007).
Considerando la domanda di statistiche culturali maturata in ambito nazionale, volta a soddisfare i fabbisogni conoscitivi degli utenti e in particolare degli operatori del settore, appare necessario, in particolar modo nell’attuale fase di crisi economica, compiere un ulteriore sforzo per sfruttare a pieno le potenzialità delle fonti disponibili, soprattutto attraverso la loro razionalizzazione e il loro coordinamento.
In particolare si evidenzia l’esigenza di sviluppare un sistema integrato, intersettoriale e multifonte, che sia in grado di fornire una rappresentazione adeguata del contributo del settore culturale ai processi di sviluppo sociale ed economico. Allo stato attuale si conferma, inoltre, la mancanza di un’analisi di sistema delle risorse professionali impiegate in ambito culturale e dei processi formativi e occupazionali, che consenta di descrivere la corrispondenza tra il sistema formativo e il mercato del lavoro e delineare le linee di sviluppo a supporto delle politiche di settore.
Infine, sarà necessario un maggiore e più efficace impegno per adeguare l’offerta di produzione statistica volta a fornire informazioni dettagliate a livello territoriale sugli interventi pubblici nel settore (modalità di organizzazione e funzionamento delle istituzioni culturali pubbliche e dei servizi erogati) e, in particolare, sulla spesa pubblica a livello regionale.

Quanti trovano lavoro dopo i corsi di formazione professionale?

Il quesito è posto da più anni ma per tutta una serie di motivi nessuno osa rispondere. Perché non si riesce a dare una risposta? Proviamo a dare alcune, anche se non esaustive, spiegazioni. Per prima cosa dobbiamo dire che in Italia ci sono 21 Formazioni professionali, una per Regione e due per il Trentino Alto Adige. Poi ci sono le attuazioni su base provinciale (108). Le Provicie gestiscono i Centri per l’impiego e i grandi Comuni hanno i loro centri di formazione professionale. Tutti questi uffici non riescono a darci da anni informazioni statistiche. Perché? Ecco perché non è facile dare risposte a chi ce lo chiede. Lo stesso quesito se lo è posto l’Istat, che ha pubblicato la relazione che trovate nel prossimo postPotrei anche sbagliarmi. Se qualcuno ha i dati potrebbe renderli pubblici, per favore?

Il sospetto è che i finanziamenti alla formazione servono più per i formatori e gli enti che organizzano i corsi. Questi sono tanti e probabilmente sono quasi gli unici che trovano lavoro!

L’educazione siciliana

Ho letto il capitolo sulla formazione del libro di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo “Se muore il Sud” disponibile da oggi su Amazon in formato Kindle e in libreria. Diciamo nulla di nuovo scorre sotto i ponti, se non altro una conferma di quanto già nel 2006 scrissi, sulla base di notizie e di studi fatti a partire dall’anno 2000 nel mio libro “Sprechi e affari nella formazione italiana“, edito dalla Edup e al quale potete fare riferimento per un quadro di tipo nazionale. Perché la formazione, ad esser chiari, è un campo minato in ogni Regione italiana. Il motivo è facile: nella scala dei budget regionali, di solito, il 50% lo assorbe la Sanità, il 15% i Trasporti, il 10-12% la Formazione! Tra l’altro nella gerarchia dei poteri e dell’importanza degli assessorati si capisce che questi magnifici 3 la fanno sempre da padrone. In conclusione è un settore con più soldi a disposizione, soprattutto per l’intervento dell’Unione Europea.

Torniamo però al libro e a quanto “svela”. Nel libro la Sicilia eccelle su tutti in citazioni e fatti. “Negli ultimi anni, nella formazione, hanno rubato un miliardo di Euro” dichiarazione fatta dall’attuale assessore regionale alla formazione Nelli Scilabra. Attenzione, questa affermazione mi pare si riferisca solo allo IAL (ora Innovazione Apprendimento Lavoro parte integrante dello IAL – CISL); all’Aram (andando sul sito dell’associazione non si capisce chi sono, ovvero non è pubblica la governance e non è presente il codice fiscale, cose che dovrebbero essere obbligatorie oltre che per legge, in base alla buona creanza, trattandosi di un ente accreditato); al Cefop (emanazione della Comunità Braccianti ed è retto attualmente da Commissari Straordinari. l’ECAP (Ente Confederale Addestramento Lavoratori, espressione diretta dell’organizzazione di rappresentanza sociale della CGIL di Palermo); all’ENFAP (Ente Nazionale Formazione e Addestramento Professionale, ente di formazione della UIL), per cui considerati i 1600 enti accreditati attuali e gli oltre 2200 degli anni precedenti a quanto ammonta la ruberia?

Ho avuto modo negli anni passati di conoscere Ludovico Albert, un dirigente prima della Provincia di Torino e poi della Regione Piemonte, chiamato dal governatore Lombardo a dirigere e cercare di mettere a posto la disastrata la Formazione siciliana, e ne ho potuto appurare la preparazione e la serietà personale, per cui non stento a credere che stava nel posto sbagliato. Infatti, poco dopo l’elezione di Crocetta a governatore, questo lo rimuove. Ma nei mesi precedenti Albert aveva cercato di mettere un po’ di ordine e di non continuare con la solita prassi consolidata, e come dice “per essermi rifiutato, mi sono state bucate le gomme dell’auto, il mio ufficio è stato più volte occupato e ho preso le botte da scalmanati in Commissione regionale per l’impiego”. Una delle prassi consolidate siciliane era di “anticipare fino all’80% del finanziamento decretato e non chiudere mai il rendiconto finale.” Riportiamo le cifre dei finanziamenti ai corsi siciliani: il ventaglio, molto discrezionale, andava da 75.000 a 241.000 euro a corso. Tanto da far esclamare agli autori “241 euro l’ora di lezione! E chi diavolo erano i formatori: Einstein e Kiergegaard?”

Purtroppo tutto quello che viene descritto nel libro è talmente vero e diffuso che c’è da chiedersi se siamo ancora nella possibilità di mettere mano a qualche forma di cambiamento, visto che tanti sono collusi a sistemi come questi. Tanti vuol dire i Partiti, i Sindacati, gli imprenditori, i responsabili di molti uffici pubblici, gli stessi partecipanti, i loro parenti e se permettete considerati i corsi che presumo dedicati alle professioni con gli animali, i cani, i gatti, tutti gli uccelli, i pesci e gli insetti. Così è per la Sicilia, dimostra il libro, ma purtroppo sebbene non si possa fare di ogni erba un fascio, dove di più e dove di meno, così è l’Italia.

L’educazione siciliana è una forma antica di modi e metodi per vivere bene con i fondi pubblici, che però se capisco bene, considerato che i siciliani sono sempre italiani, questa educazione è stata ampiamente esportata e interessa tutte le regioni italiane, le quali chi prima e chi dopo, finiscono nelle maglie della magistratura per l’utlilizzo e la distrazione dei fondi.

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